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Dopo l'inutile film di Lasse Hallström

Giacomo Casanova e i suoi emuli

Storia della seduzione, al cinema


di Piero Nussio


Giacomo Casanova è un personaggio storico, non un epiteto o una professione.
Nacque a Venezia nel 1725, visse 73 anni, viaggiò molto, conobbe Mozart, Voltaire, Rousseau. Ed anche la Pompadour, Caterina II di Russia, Federico II di Prussia.
Fu un avventuriero ed un libertino, senza dubbio, ma anche un intellettuale che scrisse la sua opera maggiore in lingua francese, in modo di assicurarle maggiore fama e diffusione.
Fra le sue attività, quella di saggista politico e di costume, di traduttore di opere teatrali e di un brano dell’Iliade, di opere filosofiche.
Tra le sue frequentazioni, oltre ad innumerevoli donne, anche molti ambasciatori, nobili e artisti.

Nonostante fosse stato recluso ai Piombi e ricercato attivamente dall’Inquisizione, fu ricevuto da molti regnanti e, strano a dirsi, anche dal papa Clemente XIII (il veneziano Carlo Rezzonico).

Il "Casanova" di Comencini


La sua fama di seduttore lo accompagna da secoli, ed ha oscurato quella dell’unico rivale, lo spagnolo seicentesco Don Giovanni, reso celebre da Tirso de Molina, Molière, e poi da Mozart.
Sembra anzi che proprio Casanova –in qualità di “esperto del ramo”- abbia collaborato dando gli ultimi ritocchi al libretto dell’opera di Mozart.

Il cinema non si è lasciato, ovviamente, sfuggire un tale personaggio ed un’occasione pruriginosa del genere.
Per tutto il novecento si sono susseguiti film sull’argomento, dal –forse- primo Casanova muto ungherese (Casanova di Alfréd Deésy,1918) o da quello tedesco quasi contemporaneo ( Das Herz des Casanova di Erik Lund,1919).

Il "Casanova" del 1927


Nei tempi del muto il film più ricordato è però il “Casanova principe degli avventurieri” che Alexandre Volkoff girò in Francia con l’attore russo Ivan Mosjoukine (Ivan Mozzhukhin).
Il primo “Casanova” sonoro è del 1934, sempre dalla Francia, per la regia di René Barberis e sempre con l’attore russo Ivan Mosjoukine, ormai specializzatosi nel ruolo del grande veneziano.

Dal 1948 arriva finalmente l’Italia, con il Il cavaliere misterioso di Riccardo Freda. Con Gianna Maria Canale, Maria Mercader, Antonio Centa.
E, soprattutto con il grande Vittorio Gassman nel ruolo del seduttore veneziano.

Il "Casanova" di Gabriele Ferzetti


Il successivo è una coproduzione italo-francese di Steno: Le avventure di Giacomo Casanova, con Corinne Calvet, Irène Galter, Nadia Gray, Mara Lane e Marina Vlady.
L'interprete principale è un elegantissimo Gabriele Ferzetti. Questo film segnò anche il debutto di un’attrice poi divenuta famosissima, Ursula Andress.

Ogni cinque-dieci anni circa il mercato mondiale ha proposto un nuovo Casanova, per sfruttare le capacità di Massimo Girotti (1974), Tony Curtis (1976), Alain Delon (1992), Luca Barbareschi (1993), Stefano Accorsi (2002).
Senza per questo dimenticare un improbabile Casanova canterino con Bob Hope (1954). E una pletora di filmetti scollacciati, che usavano il nome del veneziano solo come pretesto.

Ursula Andress giovanissima in "Casanova"


Ma, per fortuna, l’avventuriero veneziano, ha ispirato anche dei titoli veramente rimarchevoli.
Luigi Comencini, che nel 1969 realizzò “Infanzia, vocazione, prime esperienze di Giacomo Casanova, veneziano” interpretato da Leonard Whiting con Maria Grazia Buccella, Tina Aumont, Silvia Dionisio, Senta Berger e, ci credereste?, Cristina Comencini.

Qualche anno prima era stato il turno di Mario Monicelli, che si ispirò al grande seduttore per realizzare una delle sue migliori commedie all’italiana (con lo zampino di Tonino Guerra e Suso Cecchi d’Amico), quel “Casanova 70” con il mitico Marcello Mastroianni impotente ma contornato di Virna Lisi, Michèle Mercier e Marisa Mell.

Poi arrivarono dei calibri ancora più grossi: nel 1976 fu il turno di Federico Fellini, che girò il suo “Casanova” con Donald Sutherland, filologico settecentesco, ed il contorno di Tina Aumont (recidiva), Olimpia Carlisi, Margaret Clementi, la gigantessa Sandra Elaine Allen ecc.
La voce italiana di Casanova era di Gigi Proietti.

Il "Casanova" di Fellini


Nel 1992 toccò ad Ettore Scola, con “Il mondo nuovo”, di cimentarsi con l’eretico veneziano.
Il film -a partire dal titolo- è biografico come non mai, perchè una delle principali manchevolezze di Casanova, è di non aver intuito né capito lo scoppio della rivoluzione francese, nonostante le frequentazioni di Voltaire e Rousseau.
In fuga su una carrozza, l’invecchiato Giacomo è interpretato da Marcello Mastroianni, senza l’usuale contorno di donnine discinte (non mancano comunque Hanna Schygulla e Andréa Ferréol).

Insomma, Casanova è stato interpretato da Alain Delon a Marcello Mastroianni, da Tony Curtis a Donald Sutherland.
E tra le sue donnine di contorno si può enumerare Marisa Berenson, Ursula Andress, Senta Berger, Virna Lisi, Marina Vlady e la futura moglie di Vittorio De Sica Maria Mercader.

Il Casanova cow-boy di Heath Ledger


Perchè allora un buon regista svedese come Lasse Hallström decide di andarsi a perdere in una trama ridicola ed in un film improbabile come quello da lui girato a fine 2005?

Lasse Hallström ha un buon pedigree, fatto da Chocolat (2000, con Juliette Binoche e Johnny Depp) e da Le regole della casa del sidro (1999, con Michael Caine, Charlize Theron e Tobey Maguire), Il vento del perdono (2005, con Morgan Freeman, Jennifer Lopez e Robert Redford), e da molti altri film, a cominciare da “La mia vita a quattro zampe”.

Il suo Casanova (con Heath Ledger, Sienna Miller e Jeremy Irons) è offensivo per i buoni attori che vi sono coinvolti, e costituisce una macchia difficilmente cancellabile per l’astro nascente Heath Ledger.
L'attora autraliano ha dimostrato la capacità di iterpretare un mandriano (I segreti di Brokeback Mountain), ma di certo non si dimostra adatto al raffinato intellettuale settecentesco.

Una sola trovata è degna del raffinato intellettuale, ed è la contemporaneità fra l’agire di Casanova ed il suo mito che già si diffondeva par le calli ed i campielli di Venezia, in teatro di figure e di marionette.

Per il resto è noia e piattume, che non è nemmeno vivificato da qualche attricetta discinta o da un po’ di musica d’atmosfera.
L’ambientazione a Venezia è riuscita meglio a Steno negli anni ’50 che non al raffinato svedese del nuovo millennio.
E Steno, Stefano Vanzina, almeno un po’ faceva divertire...


Con Sienna Miller e Jeremy Irons
Casanova
Heat Ledger da gay a seduttore

A proposito del Casanova svedese
Globalizzazione e decadenza del cinema
Il cinema è finzione, ma non revisionismo
Quando la globalizzazione cinematografica arriva anche a Casanova, e ne fa un frullato inodore e insapore.



(Lunedì 13 Marzo 2006)


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