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Al teatro Ambra-Jovinelli di Roma

Il Signor Rossi contro l'Impero del Male

Per tutto il mese di marzo 2005


di Piero Nussio


Per fortuna che c’è il Signor Rossi!
In Italia c’è da preoccuparsi ogni volta che un Cavaliere diventa Presidente del Consiglio (il cavalier Benito, il cavalier Berlusca...), e c’è invece da gioire quando qualche Signore fa gli spettacoli.
Fu il “Signor G”, al secolo Giorgio Gaber, che rappresentò molta parte della coscienza civile degli italiani negli anni ‘70 e ’80. Poi, dopo dieci anni di buio, col nuovo millennio, è errivato il “Signor Rossi”.
Aiutato dal cognome, il “Signor Rossi” è ciascuno di noi. Con le idee poco chiare, che tenta di spiegare geografia e politica dello Stivale: da est vengono le badanti, da nord la tramontana e le norme comunitarie, da ovest le guerre preventive...
Il Signor Rossi si era già cimentato con la Costituzione, ora ci prova con “L’impero del male”, anzi –per dirla tutta- con “l’impero del bene”, giacché quello che veramente non va giù a Paolo Rossi sono le «guerre preventive – no, attentati ipotetici – allora io faccio la guerra suppositiva», ossia tutta la tiritera inventata da Bush & soci per cacciarci in un pasticcio senza via d’uscita come quello iracheno.
Ma il Signor Rossi contro l’Impero del Male tiene anche fede ai suoi impegni, anche perchè lo spettacolo è nato da una turné in Albania (più “impero del male” storico di quello...) e la bravura d’attore di Paolo Rossi lo porta ad impersonare bene il borghese-milanese spaventato dagli immigrati, leghista delle ronde di Borghezio, truffato dai fratelli padani, povero in canna, più povero degli extra-comunitari cui forse dovrà chiedere un po’ di carità.

E, sopra tutto, Paolo Rossi tiene fede alla sua idea di spettacolo popolare, di “avanspettacolo civile”, di spettacolo allegro anche per esorcizzare e scacciare le brutture del tempo presente. E quale miglior posto per uno spettacolo del genere del teatro Ambra-Jovinelli, "tempio" dell'avanpettacolo recuperato da Serena Dandini e da una sinistra che talvolta sa essere allegra e popolaresca senza per questo necessariamente sbracare.
Quindi il suo non è un one-man-show, ma al contrario uno spettacolo corale, con attori degni e pieno di musica. La musica, addirittura scelta da Franco Battiato, è la cifra che fa scorrere piacevolmente e velocemente tutto lo spettacolo, con interpreti provenienti dai quattro angoli del mondo (non hanno bisogno di truccarsi per fare gli extracomunitari...), con un uso sapiente delle caratteristiche originarie di ognuno.

Forse, in realtà, il Signor Rossi sa come si dovrebbe fare uno spettacolo popolare (anche in TV), e come si possano utilizzare al meglio le caratteristiche specifiche dei “lavoratori ospiti”. E magari così facendo non ci sarebbe alcun bisogno di fare nessuna guerra suppositiva all’impero del male..., né in Iraq né fra i politi-scemi che guidano la comunicazione in Italia.



(Mercoledì 2 Marzo 2005)


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