Il restauro del film
Cronaca di un amore
Una pietra miliare del cinema moderno
di Tullio Kezich

Dal volume dedicato al restauro di "Cronaca di un amore" riprendiamo un brano di un intervento di Tullio Kezich:
Una pietra miliare del cinema moderno
Cos'è che fa di un film un classico del cinema? L'eterna domanda si "propone, a oltre mezzo secolo di distanza, per Cronaca di un amore, con il quale esordì nel 1950 un futuro maestro, Michelangelo Antonioni.
In apparenza una vicenda come un'altra, neppure originalissima; e una pellicola come un'altra, nata in mezzo a notevoli difficoltà produttive. Anche l'accoglienza, a suo tempo, non andò oltre un successo di stima, in qualche caso blandamente contrastato o preso dall'alto dai quotidianisti. Tutti d'accordo che il neoregista rivelava una buona mano, un'insolita sapienza di ambientazione e l'impegno di perseguire una chiave stilistica non convenzionale.
Però ci fu chi trovò il risultato rispettabile ma freddo, i caratteri poco approfonditi, gli sviluppi drammaturgici scarsamente credibili. Altri, per la verità, apprezzarono l'aristocratica reticenza del dettato, il segno sicuro, il coraggio di un'amarezza senza consolazioni.
La vicenda, rievocata sotto brevità, è lineare. L'industriale tessile milanese Fontana ha sposato anni addietro Paola Molon, una bella ventenne di provincia della quale non sapeva granché. Stimolato da un'improwisa curiosità riguardante il passato della moglie, Fontana incarica un'agenzia investigativa di fare un'inchiesta.
Seguiamo i passi del «private eye» Carloni (una versione italianata e squallida di Humphrey Bogart in Il mistero del falco), alle prese con la laboriosa e maliziosa compilazione di un dossier che consegnerà nelle mani del committente in sottofinale. Un documento che si rivelerà una bomba pronta a esplodere.
Ben presto emerge dalle chiacchiere dei testimoni un episodio torbido, la morte non del tutto spiegata di un'amica di Paola, Giovanna Carlini, precipitata anni prima a Ferrara nella tromba di un ascensore. Al momento della disgrazia era accanto alle due ragazze anche Guido Garroni, il fidanzato della vittima, che a quanto si mormora aveva intrecciato un legame sentimentale con Paola. Ma i due presunti fedifraghi non approfittarono della nuova situazione, anzi si separarono andando lui da una parte e lei dall'altra. Avvertito dell'indagine in corso da un'amica ferrarese, Guido che intanto è vissuto di qua e di là tentando vanamente la fortuna, si presenta a Milano da Paola per concertare un'eventuale linea di difesa.
Fra i due si riaccende l'antica passione al punto che nella donna matura l'idea di servirsi di Guido per togliere di mezzo il marito che ormai non sopporta. Si perviene così a un secondo «quasi delitto» perché l'automobile di Fontana non fa in tempo ad arrivare al ponte dove il rivale armato gli sta tendendo l'agguato nottetempo e finisce per conto suo nel Naviglio.
Ancora una volta Paola e Guido sarebbero liberi di amarsi, e invece ancora una volta (e ormai definitivamente) si separano. Il tutto sospeso in una zona ambigua e indefinibile fra amore e odio, attrazione e repulsione reciproche, istinto di uccidere e forza del destino.
Nutrito di molteplici ispirazioni e reminiscenze, il soggetto discende dai «triangoli» di James Cain e dai film che ne derivarono: La fiamma del peccato di Billy Wilder, Ossessione di Luchino Visconti e le altre versioni francesi e americane di Il postino suona sempre due volte. Si potrebbe perfino risalire, per quanto riguarda una situazione a tre da risolvere con un delitto, ad Aurora (1928) di Murnau dal racconto Il viaggio a Tilsit di Hermann Sudermann; e ritrovarne poi qualche eco in Ascensore per il patibolo (1957) di Louis Malle. Alle fonti remote Antonioni aggiunge una suggestione recente tratta dai giornali, il delitto di Maria Pia Bellentani che nel 1948 ha ucciso l'amante Carlo Sacchi con un colpo di pistola durante una festa notturna a Villa d'Este.
Donde l'ispirazione di collocare la storia nella buona società lombarda, in quella Milano «bene» che vive il trapasso dalla lunga notte del dopoguerra all'aurora del boom economico. In una cornice dove i nuovi ricchi stanno prendendo abitudini di lusso e l'emergente moda italiana, assumendo giorno per giorno un'importanza di promettente spicco internazionale, abbellisce le fortunate icone femminili della classe agiata.
Al quadro aggiungono tocchi di verosimiglianza sociologica tanti azzeccati particolari: l'acquisto di una costosa Maserati intorno al quale si tessono le fila di un mezzo imbroglio, i riti gradevoli o insulsi della società affluente: le prime della Scala, i pomeriggi trascorsi con le carte in mano, gli appuntamenti nel bar di moda, le serate al nightclub. Il tutto senza nessun sospetto di moralismo, mai reso banale da quel populismo diffuso nel cinema di allora. Semplicemente riferito in chiave di cronaca.
Di quest'ultimo termine è significativo l'uso nel titolo del film. Quando sviluppando forse (ma il riferimento è dubbio) la traccia narrativa di La casa sul mare, appuntato molti anni prima, Antonioni concepì le grandi linee di quello che sarebbe stato il suo film d'esordio, i titoli che gli vennero in mente furono di tipo melodrammatico: "Sangue chiama sangue" oppure "Un sangue lava l'altro". Come per sottolineare la fatalità del vincolo fra i protagonisti che ha prodotto l'incidente mortale di Ferrara, un muto patto da demoni meschini che si rinnova sul progetto di eliminare il marito di lei.
Successivamente si optò per il titolo "Niente amore", che figura sul ciak di lavorazione, e mentre il regista continuava a riflettere sull'intrigante materia da attento lettore dei giornali, sforzandosi cioè di conferire alle sue fantasie la concretezza di un fatto realmente accaduto, affiorò e si impose la parola «cronaca».
In un'intervista Aldo Tassone chiede ad Antonioni: «Perché ha chiamato il suo primo film Cronaca di un amore? Cronaca è una parola rosselliniana, legata al neorealismo, da cui fin dal suo primo film lei si è staccato sensibilmente, mi pare. Non sarebbe meglio dire, poniamo, "indagine"?».
Risponde Antonioni: «Ma è una cronaca. È la cronaca di un amore in due tempi, a distanza di anni, vista molto obiettivamente. I francesi hanno parlato di "realismo interiore": infatti è la cronaca intima di un amore. Indagine non mi sembra la parola giusta.».
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Cronaca di un amore: regista e interpreti
(Giovedì 25 Novembre 2004)