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C'era una volta in Transnistria...

Educazione Siberiana

"Criminali Onesti" per Gabriele Salvatores


di Roberto Leggio


C’era un volta nell’Unione Sovietica del Sud… Sulle sponde del fiume Nistro, per l’intemperanza di Stalin, una piccola città è diventata una sorta di ghetto per criminali di varie etnie. La più forte è quella dei siberiani, “onesti criminali” con precise regole etiche e morali, persino condivisibili, che non vanno infrante per nessun motivo. In questo contesto, Kolima e Gagarin, nascono e crescono con questa educazione particolare impartita da nonno Kuzja: essere onesti con i più deboli e feroci con l’esercito, la polizia, i banchieri e gli uomini del governo. Perché il furto non è per arricchirsi, ma solo per sostenere la comunità, i più anziani e “voluti da Dio”, cioè i dementi, come la giovane Xenja, figlia del medico locale. Quando però il muro di Berlino crolla e l’Unione Sovietica si dissolve, tutti gli equilibri vengono corrotti rapidamente dall’aria “malsana” dell’Ovest e Kolima e Gagarin si ritroveranno a fare i conti con il mondo che cambia, infrangendo codici e tradizioni.


Per quanto si possa dire, il nuovo film (in tutti i sensi) di Gabriele Salvatores è un film da vedere. Solo, forse, per il modo in cui racconta come una “solida” educazione, fa diventare uomini. Tralasciando il “crimine”, che nel film e nel romanzo di Nicolai Lilin è solo in “filigrana” (si rapina per necessità, si uccide per onore) l’educazione che viene insegnata dal vecchio Kuzja è il nocciolo tenere ben stretto tra le mani, in quanto in questo periodo solcato dalla volgarità e dal pressappochismo tutto viene abbandonato, sottovalutato, lasciando i “giovani” in un limbo galleggiante, senza alcun punto di riferimento. “Forse è meglio un’educazione alla siberiana” come ammette Salvatores in una intervista “che non averla affatto”. Parole chiare, che magari hanno l’odore del moralismo più sfegatato, ma è il segno distintivo di quest’opera, magari non perfetta, ma che riesce a scavare negli animi di una società in cambiamento, votata soprattutto al tutto e subito. Il resto è un film costruito attraverso un’amicizia virile, dove lo scontro tra le parti; un po’ come accadeva in C’era una volta in America; avviene grazie alla figura di una ragazza “folle”, che dopo una violenza (che le porterà via la mente) farà scontrare la Tradizione con la “fragile” smania di potere assoluto. Rulli e Petraglia, sceneggiatori di vecchia data di Salvatores, affinano molto la densità del libro di Lilin (reduce egli stesso da una “educazione siberiana”), spogliando i personaggi delle proprie sfaccettature, ma ergendo come punto focale nonno Kuzja, ultimo baluardo di un epoca ormai scomparsa. Salvatores, allontanandosi dal suo cinema, si cimenta in un’opera diversa (la sua prima in lingua inglese, senza alcun attore italiano), tentando nuove tecniche e modelli di rappresentazione, raffreddando però le emozioni come il paesaggio in cui sono ambientate.

Giudizio: ***



(Giovedì 28 Febbraio 2013)


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