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Meladramma tratto dall'omonimo romanzo di Margaret Mazzantini

Venuto al mondo

Penelope Cruz intensa e passionaria nel ruolo di Gemma


di Oriana Maerini


La guerra in Bosnia è ancora una macchia indelebile nella coscienza europea. Massacri, fosse comuni, pulizia etnica perpetrati da criminali di guerra e martiri. Come lo furono per circa quattro anni gli abitanti di Sarajevo, assediati da truppe nemiche che presero “gusto” ad utilizzare cecchini per tenere la città in perenne tensione. Una storia che volendo ne può raccontare altre mille. Una di queste è la trama del romanzo di Margareth Mazzantini (la cui genesi ha spiegato la scrittisce in conferenza stampa, è avvenuta quando aspettava il figlio Pietro ed assisteva in tv agli orrori della guera), diventata un film del coniuge Sergio Castellitto con Penelope Cruz e Emile Hirsch (noto al pubblico per la splendidata iterpretazione in Into the Wild). Gemma torna con suo figlio a Sarajevo diciannove anni dopo essere fuggita con lui in fasce avendo lasciato l’amore della sua vita all’aeroporto senza documenti. Lo scopo del loro viaggio è assistere alla mostra in memoria delle vittime dell’assedio, che include le fotografie del padre del ragazzo. Qui, Gemma, incontra l’amico poeta che l’accompagna nei suoi ricordi di ragazza. Prima nel 1984, ai tempi delle olimpiadi invernali, dove conobbe Diego, fotografo squattrinato, artista di pozzanghere con il quale vivrà la sua “assoluta” storia d’amore. Poi ai tempi dell’assedio della città, dove la sopravvivenza è un atto dovuto alla vita rubata, nel quale i due cercheranno di avere un figlio, nonostante la beffa della sterilità. Alla fine Gemma porterà con sè in Italia un neonato il "lucchetto di carne" che voleva per incatenare l'amore di Diego. Ma quest'ultimo decide di rimanere nella città martoriata, generando nella donna sensi di colap mai risolti.



Partendo dal concetto che la trasposizione cinematografica dI un romanzo non è mai facile, bisgogna constatare che, nonostante l'impegno, Sergio Castellitto non è riuscito a realizzare un prodotto convincente e valido. Ha giocato negativamente, forse, la scelta di voler seguire, in modo quasi pedissequo, i tanti percorsi esistenziali presenti nel romanzo. Il film segue lo stesso stile di scatole cinesi del libro che scorre, attraverso il tempo, in un continuo flashback, ma resta aggrovigliato nel melodramma della storia d'amore e dell'ossessione di maternità a tutti i costi. Lo sfondo drammatico del conflitto appare artefatto e mai veramente realistico. L’assedio di Sarajevo è solo un “puntiglio”, un snodo narrativo per abbracciare una vita “surrogata” di una madre in perenne ricerca del proprio passato. Penelope Cruz, su questo piano, ci mette l’anima, restandone però un po’ distaccata. Verrebbe da pensare che il film si accontenti di raccontare la storia attraverso tutte le altre sottotrame della vicenda, cercando così di cogliere il pathos e una possibile identificazione con il pubblico. Ne resta un’opera prolissa, in costante attesa dove la drammaticità della vicenda viene pian piano smascherata attraverso i ricordi (reali, falsi?) della protagonista. Castellitto, si cuce addosso tre o quattro scene, nel ruolo del marito Carabiniere, che fanno da collante tra passato e presente, ma oltre alla sua carica attoriale, come regista si adegua troppo alla sceneggiatura (scritta assieme alla moglie Mazzantini), caricando più del dovuto la drammaturgia della vicenda in se. "Volevo realizzare un grande melodramma sulla tradizione di Almodovar". - ha dichiarato in conferenza il regista. Se questo era lo scopo è in parte riuscito ma quando la piccola storia si interseca con la grande storia, qualcosa non funziona. Ed il senso del recupero del potere redenzionale dell’amore finisce per disperdesi nel mare dei sensi di colpa. Peccato perchè il film è ben sostenuto da un ottimo lavoro degli di attori, soprattutto dai due emergenti attori bosniaci Adnan Haskovic e Saadet Aksoy. Poco azzeccata, invece, la scelta di far interpretare Pietro a Pietro Castellitto accanto al suo vero padre.

giudizio: * 1/2



(Martedì 6 Novembre 2012)


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