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Morti nel "fango" dell'anima americana

Le paludi della morte

Thriller nervoso ma senza sussulti


di Roberto Leggio


Nelle paludi confinanti con Texas City, vengono rinvenuti i corpi straziati di donne, uccise e mutilate barbaramente. Ad indagare sul caso, due poliziotti (uno autoctono, l’altro di New York), che ci mettono anima e corpo (anche un po’ di religione) nel fermare il serial killer che da anni insanguina la zona. Brancolando nel buio e mappando come un puzzle i “killing fields” fuori dalla loro giurisdizione, capiscono di essere sulla strada giusta quando sparisce la ragazzina sotto la loro tutela. Inizia così una lotta contro il tempo che li vedrà affrontare la brutalità e l’ignoranza di un paese allo sbando civile e sociale.


Tratto da molte storie vere, Ami Canaan Mann, dirige un poliziesco metaforico, dove tutto è doppio: due poliziotti, due assassini, due criminali, due modi di concepire un thriller, sospeso tra tradizione ed innovazione. Ma tutto questo non rende giustizia ad un’opera che avrebbe potuto dare di più. Produce e garantisce papà Micheal Mann (i suoi strani film sono veri capolavori), mentre sua figlia Ami Canaan, gioca molto sulle apparenze e sulle suggestioni dei luoghi (paludi cimiteriali, roulotte fatiscenti ed inumane) e sulle facce (protagonisti e comprimari), deragliando però in certe sottigliezze della trama. Una su tutte il grande quesito che grava su uno dei due criminali che, dopo aver sparato all’amico, esce di scena senza un vero perché. Così si resta un po’ appesi nel dare volto (ma alla prima apparizione lo capiamo subito) e motivazioni dei due killer delle paludi, come nell’incontro/scontro tra i due protagonisti. Di fatto, resta però una regia nervosa che si affida molto ai dialoghi che alle sparatorie (tra l’altro al contagocce), che scavano nei recessi più bui dell’anima americana. Ma ciò non basta a farne un ricercato capolavoro di genere.

Giudizio: **



(Giovedì 14 Giugno 2012)


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