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Il film danese "Brødre" (Fratelli)

Non desiderare la donna d'altri

Il reduce dall'Afghanistan


di Piero Nussio


Brødre (2004)
Regia di Susanne Bier
Soggetto di Susanne Bier e Anders Thomas Jensen
Interpreti: Connie Nielsen (Sarah), Ulrich Thomsen (Michael), Nikolaj Lie Kaas (Jannik)
Produzione indipendente danese, premi al Sundance e a San Sebastian.

Non desiderare la donna d'altri


Il titolo originale è “Fratelli”, e non è il massimo sforzo della fantasia per questo piccolo ma bellissimo film danese. Sicuramente, comunque è più appropriato del titolo italiano “Non desiderare la donna d’altri”, che è veramente fuorviante.
È vero che Michael (Ulrich Thomsen dagli occhi di ghiaccio) si immagina che la moglie Sarah l'abbia tradito con il fratello Jannik, ma è un aspetto veramente secondario di una storia drammatica, tesa e tersa, che non meritava lo spregio di un titolo così sciocco.
Michael è un maggiore dell’esercito danese, inviato in Afghanistan in missione di pace, per “ricostruire il paese” come dicono i suoi familiari. Come ci ha insegnato Orwell, in neo-lingua “pace” significa “guerra”, e quella in Afghanistan è una delle guerre più orrende.
Non solo perchè, come dicono i soldati in uno spezzone di dialogo prima della catastrofe “Manco le puttane ci sono, in questo maledetto paese mussulmano...”, ma perchè la guerra delle bande talebane è quella del peggior tipo, con quella violenza primaria e perversa cui il nostro mondo (violento ma ovattato) ci ha oramai disabituato.
Michael è dato per morto, invece è prigioniero di una banda, nei buchi delle montagne afghane. Lui è un soldato, sa cosa lo attende. Insieme a lui c’è un tecnico radar, uno che soldato lo è per sbaglio, s’intende solo di elettronica ed è inebetito dalla paura. Michael lo assiste e gli infonde sicurezza, ma i talebani si accorgono della stoffa diversa dei due e impongono al freddo Michael dagli occhi di ghiaccio di uccidere l’amico a sangue freddo, con una spranga di ferro.


Non desiderare la donna d'altri


Michael lo fa, perchè la sopravvivenza è l’istinto più forte. Ma non sopravvive.
Per sua sfortuna torna a casa. Nel nostro mondo occidentale sono intanto –parallelamente- accadute altre cose. Michael è stato dato per morto da un esercito fin troppo solerte. La moglie Sarah si è sentita attratta dal cognato Jannik, le due bambine un po’ sono cresciute ed un po’ sono piene dei piccoli giochi e delle sceme cose dell’infanzia, i genitori invecchiano più o meno bene, Jannik un po’ ha messo la testa a posto e dopo una vita iniziata da vero balordo lascia sperare in un futuro non troppo desolato...
Michael, per sua sfortuna, non è morto. Torna a casa, sembra normale, va anche a trovare la vedova del commilitone che ha ucciso –senza rivelarle quello che ha fatto, e senza farle quelle scuse che aveva chiesto ad altri-. Ormai il tarlo della violenza è entrato dentro di lui: diventa violento, vorrebbe quasi che Sarah l'avesse tradito con Jannik, distrugge casa e minaccia la famiglia.
Non è la paura delle conseguenze del suo atto, comprensibile, accettabile nella logica perversa della guerra, sicuramente coperto dalle gerarchie militari. È il seme della violenza che, una volta gettato, non può non dar luogo a giungle di odio.
L’ultima scena del film, con Michael in clinica mentale e la moglie che gli chiede disperata una spiegazione, può lasciar sperare un ottimista sulla risoluzione del singolo caso, ma obbliga il realista a chiedersi quanto fragile sia il mondo dove viviamo e quanto poco siano garantiti i nostri slabbrati valori esistenziali.


Non desiderare la donna d'altri


Vedendo scorrere i titoli di coda ho notato come si possa fare un grande film anche con un piccolo budget, ambientando in Spagna le assolate montagne dell’Afghanistan e badando nelle riprese all’essenziale.
Ma, soprattutto, mi sono venuti in mente –forse perché era la stessa la lingua dei titoli- i vecchi bianco/nero di Carl Theodor Dreyer: Ordet, La passione di Giovanna d’Arco, Vampyr, Gertrud. La stessa nettezza nei contrasti, il peso dei sensi di colpa, i valori familiari ed etici, il perdono, l’umana comprensione.
Negli anni di Dreyer, questa religiosità laica del cinema scandinavo non riuscì a fermare la marea montante del nazismo. Stavolta speriamo che il rigore del nord fermi i nuovi orrori che ci si parano davanti.

Non desiderare la donna d'altri



(Giovedì 31 Marzo 2005)


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