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Il libro del grande cantautore brasiliano

Chico Buarque e la lingua che il diavolo rispetta

Budapest vista dal Brasile


di Pino Moroni


Chico Buarque de Hollanda, uno dei più grandi cantautori della musica brasiliana, autore tra l’altro de La banda e della colonna sonora del film Donna Flor e i suoi mariti, ha presentato alla Libreria Feltrinelli di Roma, nella Galleria Alberto Sordi, il suo terzo libro: Budapest.
Uomo brillante, creativo, versatile, Chico Buarque è anche scrittore piacevole e intrigante.

Qual è l’idea di questo libro?
Il problema delle lingue mi ha sempre affascinato, ossessionato. E la lingua magiara, in particolare, è “la sola che il diavolo rispetti”.
Immagino che un ghost writer brasiliano, Josè Costa, sia costretto a fermarsi a Budapest e, nella sua stanza d’albergo, di fronte al televisore, cerchi di decifrare le parole dell’ungherese. Ma è anche un romanzo d’amore, in bilico tra due donne, Vanda e Krista, e due città Rio e Budapest.
Vanda è la moglie, la madre dei figli, quella con cui rimanere per il resto della vita.
Krista è un’insegnante di ungherese, molto severa. E Josè Costa non riuscirà ad amarla se non riuscirà a conquistarla parlandole d’amore in magiaro. Non basta solo dirle “Bianca. Bianca. Bella.”

Perchè il protagonista è un ghost writer, cioè una persona che non compare, una personalità divisa ed ambigua che non può godere del successo?
Leggerò, per risponderle, un brano del libro: Vedere le mie opere firmate da estranei mi provocava un piacere nervoso, un tipo di gelosia al contrario. Perchè per me non era la persona che si impossessava della mia scrittura, ma era come se fossi io a scrivere nel suo quaderno [...] E se quei fraseggi mi rendevano vanitoso, ben maggiore era la vanità di essere un discreto creatore. Non si trattava di orgoglio o di superbia, sentimenti naturalmente silenziosi, ma proprio di vanità, con voglia di arroganza e di esibizionismo, cosa che valorizzava alquanto la mia discrezione.

Lei è famoso come cantautore, ma sono anni che non fa più concerti né dischi.
Ho impiegato questo tempo per scrivere, e non voglio mischiare le due cose. Sono due maniere diverse di creare.



(Lunedì 14 Febbraio 2005)


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