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Teatro e amore nella nuova pellicola di Abdellatif Bechiche

La schivata

Marivaux insegna a vivere


di Oriana Maerini


Il regista franco tunisino Abdellatif Bechiche (Leone d’oro per l’opera prima e Premio della gioventù alla Mostra di Venezia 2000 con il film “Tutta colpa di Voltaire”) ci riporta nelle banlieu parigine (il film è stato girato nel quartiere di Franc-Moisin) - viste ne “L’Odio” ed in altri film documento sulla vita degli immigrati - con una visione diversa.
Lui non ha voluto ripercorrere la strada della pellicola “militante” che hanno seguito molti sui colleghi mostrano solo violenza e disagio ma ci racconta una storia poetica.
Una storia che è metafora della conquista al diritto a vivere una vita normale.
Lo fa usando due temi: il teatro e l’amore.
Seguendo la sfida di Lydia, una ragazza che compra un vestito da principessa del Settecento per partecipare ad una recita.
È stata scelta per recitare nello spettacolo di fine anno, e prova senza sosta il testo del Gioco del caso e dell’amore di Marivaux.
I suoi compagni devono seguirla a tutti costi, tra liti e disaccordi.

Quando Abdelkrim, per tutti ‘Krimo’ passa accanto a Lydia nel suo bel vestito, s’innamora a prima vista, un vero colpo di fulmine. Lui, che di solito passa il suo tempo nei vicoli della città, in compagnia dei suoi compari, all’improvviso scopre l’amore.
Sarà Marivaux a offrirgli l’occasione di dire quello che non saprebbe dire. Così Krimo accetterà una parte nella commedia, per esprimere il suo amore a Lydia-Lisetta.
Vedendo questo film viene spontanea una domanda: perché il regista ha scelto proprio Marivaux? Lui stesso risponde che ha scelto questo autore perchè dà molta importanza alla “piccola gente”.
Con Marivaux, i valletti, i contadini e gli orfanelli non rappresentano solamente ruoli importanti della commedia. Attribuisce loro una vita personale, un’interiorità e delle sfumature sottili nei sentimenti.
Interessante di questa pellicola è lo studio del sul linguaggio delle periferie, spesso percepito come un’espressione di violenza o come un mero mezzo di comunicazione.
A dieci anni dall’uscita de “l’Odio” di Mathieu Kassovitz, questo film riesce a farci considerare il linguaggio delle periferie parigine non come pura aggressività.
Abdellatif Bechiche ci mostra, invece, quello che è realmente: un codice di comunicazione. Ci dimostra che dietro l’aggressività si nasconde, spesso, timidezza e fragilità, più che vera violenza.
Attraverso il corteggiamento di Arlecchino verso Lisetta questa pellicola descrive sapientemente l’amore al tempo dell’adolescenza inquadrandolo in un contesto sociale degradato.
Il teatro al cinema è qui usato per raccontare storie di ragazzi con una sapienza ed un accostamento alla realtà che non si vede facilmente nelle nostre pellicole giovaniliste.

Giudizio: * * *



(Domenica 13 Febbraio 2005)


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