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Magreb

Exils

Da Parigi ad Algeri, passando per l'Andalusia


di Piero Nussio


Romain Duris e Lubna Azabal in ''Exils''

Vi ricordate di Gadjo Dilo, “Lo straniero pazzo” che dalla Francia arrivava in Romania alla ricerca di una misteriosa cantante gitana dal nome Nora Luca, e che veniva adottato da una tribù di zingari?
Ebbene, lo stesso attore (Romain Duris), lo stesso regista-soggettista (Tony Gatlif), lo stesso autore di musiche e canzoni (sempre Tony Gatlif) ora hanno fatto un nuovo film: Exils.
L’atmosfera è molto simile, un viaggio fisico e musicale alla scoperta di ambienti e costumi diversi, così come è simile il personaggio di giovane dropout interpretato da Duris, ma stavolta il tema è ancora più sentito dal regista, e molto più importante anche per noi.
Gadjo Dilo ci insegnava la tolleranza e l’interesse per gli zingari. Che sono una minoranza importante, ma di sicuro un qualcosa oramai fuori del tempo; una vestigia di una maniera alternativa di vivere, che centinaia di anni fa era normale, ed oggi – semplicemente – impossibile.
Exils ci ricorda invece che Italia, Francia e Spagna sono affacciate sul Mediterraneo, che dall’altra parte c’è il Sahara e il Magreb, l’islamismo e la pressione sociale dei popoli arabi. E non si tratta più di un astratto problema di tolleranza inter-etnica, si tratta di realtà continentali, di milioni di persone, di un incontro-scontro di civiltà di cui sarebbe incosciente sottovalutare l’entità.
È chiaro: Tony Gatlif (vero nome Michel Dahmani) è nato in Algeria, è di discendenza gitana-zigana e vive in Francia (quando non insegna a Los Angeles). Perciò, di radici algerine se ne intende, e conosce sia le strade che hanno riportato a casa in Francia i Pieds Noir negli anni ’60 che quelle che portano i lavoratori magrebini a lavorare nelle campagne francesi e spagnole.
Ma la scelta di Gatlif è controcorrente, in senso letterale – oltrechè simbolica-. Perchè i due viaggiatori partono da Parigi per arrivare ad Algeri. Ma sono degli esiliati come quelli che fanno la strada in senso inverso.
«A Parigi c’è tutto» «Ma non per tutti». Si dicono con gli amici arabi incontrati lungo la strada. E, in effetti, il tutto che avevano Zano e Naima – i due protagonisti – era una disperata stanza in un palazzone di periferia, sesso e birra, forse un set di film porno dove si sono conosciuti e chissà quali altre bassezze degradanti.
Algeri non è una gran città di sogno, e il regista ce la fa scoprire degradata, polverosa e continuamente colpita da terremoti. Ci fa incontrare anche l’integralismo arabo che impone a Naima il velo e il barracano.
Ma ad Algeri, forse, i due riscopriranno qualche radice ed un po’ di comprensione umana.
Non è tanto, quello che Tony Gatlif promette ai due protagonisti - e agli spettatori -, ma almeno è qualcosa di vero e di sentito.
Non è che ora la terra promessa sia diventato in Magreb, non è che al posto di psicanalisi e psicofarmaci dovremo in futuro rivolgerci ai santoni sufi ed alla musica “transe”.
Ma almeno il dubbio lasciatecelo.

La provocazione che l’affluente Europa qualcosa la debba ri-meditare, che la vita non è solo dodo-boulot (lavorare-dormire, come dicono i francesi), che i rapporti umani contano un po’ più dei rapporti trimestrali, che oltre ai Celti da noi ci sono stati anche gli Arabi, qualcosa su cui riflettere resta.
E se poi la vostra testa funziona solo a “economia”, qualcosa vi resterà anche in quel caso: c’è una forza lavoro, ed una ricchezza, in Arabia che non dobbiamo mandare sprecata, né possiamo far gestire agli americani a suon di bombardamenti. In Francia qualcuno se ne sta accorgendo, e forse anche in Spagna.

Se la vostra testa, come la mia, funziona a “cinema”, allora vi raccomando (insieme a Quentin Tarantino, presidente della giuria di Cannes 2004) questo film per la “regia”, ossia per i meravigliosi posizionamenti e movimenti della camera, per la lunga ed ipnotica scena della “transe”, per i paesaggi “on the road”, ecc.
Senza dimenticare la musica, terzo protagonista del film.

Giudizio: ****

Romain Duris e Lubna Azabal in ''Exils''


Il protagonista:
Lo "straniero" è cresciuto
Romain Duris
Da "Gadjo Dilo" a "Exils", sempre on the road


Un parallelo:
Disponibile in DVD
Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano
Dalla Francia alla Turchia, per seguire le proprie scelte
Come un ragazzo può "adottare un padre", e come contano poco razze, regole e religioni di fronte all'aprirsi di un rapporto umano.




(Giovedì 16 Dicembre 2004)


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